MTC di aprile: la scoperta!

martedì 26 aprile 2011

Questo mese, giunta appena appena alla mia seconda partecipazione all’MTC ho rischiato di essere tra quelli che le organizzatrici chiamano simpaticamente gli “anche no”. Perché vi chiederete voi (o anche no, ma io ve lo dico lo stesso! :)). In primo luogo perché essendo stata Stefania la vincitrice dell’ultima sfida avevo già cominciato a mettere in ordine le spezie e mi preparavo ad una ricetta dal tocco esotico e invece, mai banale come lei è, ecco che ci tira fuori gli gnocchi di semolino!!! (di semolino? ma non erano di patate? ma saranno quelli alla romana? ma la semola e il semolino sono la stessa cosa? è nato prima l’uovo o la gallina? essere o non essere? …queste le mie prime domande esistenziali!). Riposte quindi le spezie mi accingo a fare una nuova scoperta culinaria ed ecco che…secondo momento di panico: ma quanto sono belle, buone, originali le ricette preparate dai partecipanti? Non che quelle delle sfide precedenti non lo fossero, ma in questo caso, sarà che non conoscevo il piatto, mi sembrava tutto più eccezionale del solito. Se sono qui e sto scrivendo è ovvio però che tutti queste possibili obiezioni sono state superate in nome dei principi stessi dell’MTC, ossia di sfidare innanzitutto se stessi e di cucinare qualcosa che, altrimenti, avrebbe potuto non entrare mai nelle nostre cucine! Nonostante l’idea iniziale fosse quella di farli semplici semplici come da ricetta base mi è poi tornato in mente questo delizioso condimento cremoso che avevo già utilizzato per una pasta gratinata al forno, credo lasagne nella ricetta originale, e visto che una rondine non sempre fa primavera, ma a casa mia gli asparagi sì, voilà i miei

Gnocchi di semolino con burrata e asparagi

per gli gnocchi ho seguito alla lettera LA ricetta, solo dimezzando le dosi

latte 1/2 litro
semolino125 gr
1 tuorlo
burro 10 gr
sale, noce moscata
parmigiano grattugiato 50
gr

Mettere in una pentola capiente il latte, il sale e una grattata di noce moscata. Portare ad ebollizione e versare il semolino a pioggia mescolando in continuazione. Abbassare il fuoco e mescolare con forza fino ad ottenere un composto solido e compatto che si stacchi dalla pentola.
Spegnere il fuoco e far intiepidire, quindi aggiungere il tuorlo, il parmigiano e il burro. Aggiustare di sale.
Mescolare ancora con forza e versare il composto in una teglia coperta con carta forno bagnata e strizzata. Livellare con le mani bagnate fino ad appiattirlo ad uno spessore di un cm.

per il condimento

asparagi 200 gr
burrata 150 gr
1/2 scalogno
sale, pepe
parmigiano

Lavare e mondare gli asparagi. Farli cuocere per 10 minuti in acqua bollente. Scolarli e tagliare le punte. Frullare i gambi tagliati a pezzetti con la burrata, aggiustando di sale e pepe e saltare le punte in padella con un filo d’olio e lo scalogno tritato.
Tagliare gli gnocchi con uno stampino, adagiarli in una teglia imburrata, coprirli con la crema preparata, aggiungere le punte di asparagi e completare con una spolverata di parmigiano. Cuocere in forno a 180° per 10 minuti e completare con 3-4 minuti di grill. Servire caldi.

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Amala!

venerdì 22 aprile 2011

Che non è l’inno della squadra dell’inter, ma l’invito che tutti reciprocamente dobbiamo farci per la nostra cara, stupenda e sorprendente terra! Oggi è l’Earth Day, la giornata mondiale della Terra, dedicata all’ambiente e alla salvaguardia del delicato equilibrio sempre più minacciato del nostro pianeta.
Per celebrare questa giornata, anziché la solita ricetta vi lascio qualche immagine di una gita fatta un paio di settimane fa nel Gargano, tra la foresta Umbra (così chiamata per l’ombra prodotta dai rami degli alberi e non per la collocazione geografica!) e lo splendido mare di Peschici, una giornata in cui ho respirato tanta di quell’aria buona che alla sera mi sembrava di essere ubriaca tanto il mio corpo ( e non solo il mio, purtroppo!) non ci è più abituato!

e dopo tutto questo camminare, respirare ed ammirare un pranzetto in una terrazza sul mare ce lo saremo pure meritati, no?

Buona Giornata della Terra a tutti e buona e serena Pasqua! …chissà che a qualcuno di non troppo lontano abbia dato anche un’idea per il lunedì di pasquetta! :)

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Ultimo giorno di scuola

mercoledì 20 aprile 2011

Tranquilli, non ho strappato via un paio di pagine dal calendario, semplicemente ieri si è conclusa la mia esperienza nell’istituto alberghiero (di cui vi avevo parlato qualche post fa che è stata la ragione per cui negli ultimi tempi ho potuto frequentare poco sia il mio che gli altri blog!). Questi mesi sono davvero volati e piacevolmente anche perché, voglio dire, facendo l’insegnante si può immaginare un’ambiente lavorativo più adatto a me? Come direbbe la Ventura mi sentivo un limone tra la cozze! Pur non avendo potuto frequentare le cucine come avrei voluto per un po’ di spionaggio autorizzato, in molte delle lezioni si è parlato tanto di cucina, francese ovviamente, e ogni giorno tornavo a casa con una incredibile voglia di cucinare, ma sempre pochissimo tempo per farlo!
In uno dei giorni che l’acquolina aveva superato i limiti di guardia dopo 2 ore passate a spiegare la Bretagna, ho fatto una spedizione all’Auchan per recuperare il burro salato d’Isigny e ho preparato questo far breton che è uno dei dolci più semplici e veloci da realizzare, ma anche uno dei più buoni, secondo me! Inoltre nel mio caso è anche una ricettina della memoria… infatti quando lo preparo riesco a ricreare in casa mia quello splendido profumo di burro che si sprigiona dalle patisseries, uno dei negozi da me più frequentati quando vivevo in Francia (lacrimuccia!). Ammetto senza vergogna che penso non ci sia niente di meglio del profumo del burro, è proprio un’aroma che riconcilia con il mondo, che ti fa pensare solo a cose belle, non lo pensate anche voi? (ho esagerato un tantino?!!:))).
Come per molti di questi dolci tradizionali esistono diverse ricette con alcune varianti nel procedimento (abbiamo fatto anche la ricerca in classe!), le due versioni che uso io sono quella di Christophe Felder (quando voglio una dolce più morbido) e di Sigrid (più compatto). Quella che vedete qui (tu m’excuseras, Christophe?) è la mia preferita, tratta da Il libro del cavolo.

Far breton

latte intero 1 l
1 baccello di vaniglia o 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
farina 300 gr
uova grandi 4
zucchero 200 gr
rhum 2 cucchiai
prugne secche denocciolate 15-20
burro salato 40 gr

Imburrare (con il burro salato!) una teglia di 24-26 cm di diametro e disporre le prugne sul fondo. Preriscaldare il forno a 200°.
Mettere il latte in una casseruola e scaldarlo con il baccello di vaniglia o l’estratto. Intanto sbattere le uova con lo zucchero e il rhum. Prima che il latte arrivi a bollore aggiungere la farina setacciata e mescolare con una frusta, a fuoco basso, per 5 minuti fino a che comincia ad addensarsi. Unire alle uova e mescolare energicamente per evitare la formazione di grumi. Versare delicatamente nella teglia cercando di evitare lo spostamento delle prugne, distribuire il burro sulla superficie ed infornare per una 50ina di minuti. Gustare freddo.

nota: il dolce tanderà a gonfiarsi in cottura e a brunire quasi subito, non temete perché rimarrà comunque soffice e poi si assesterà formando quel tipico bordino.

 

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Dalla dispensa

mercoledì 13 aprile 2011

Su Elle à table c’è una rubrica dal titolo La cuisine du placard e ogni volta che sfoglio quelle pagine mi viene sempre in mente che ho una dispensa che trabocca e che la frase che dico più spesso è “non c’è niente da mangiare!”. Al fine di evitare questa contraddizione sono partita in esplorazione. E che cosa ho trovato? Una quantità di ingredienti della cuina giapponese acquistati quando mi capitavano a tiro e lasciati lì, in attesa di ispirazione, credo, o, e sarebbe moooolto peggio, dimenticati! (5 minuti di vergogna!).

Elenco degli ingredienti della cucina giapponese presenti nella mia dispensa:

  • té matcha 300 gr (per il quale avevo rotto le scatole ai miei cognati che all’epoca vivevano a Roma perchè andassero a comprarlo in un emporio coreano di cui non ricordo più in che modo avevo appreso l’esistenza!), utilizzato 0 volte;
  • udon di riso 250 gr, utilizzati 0 volte;
  • udon di grano 450 gr, utilizzati 1 volta (questa!!!);
  • soba 250 gr, utilizzati 0 volte;
  • ramen 200 gr, utilizzati 0 volte;
  • salsa di soia 150 ml, utilizzata 3 volte;
  • mirin (acquisato al barile, questo me lo ricordo!), 250 ml, utilizzato 1 volta;
  • sakè 150 ml, utilizzato 1 volta;
  • bustine di brodo dashi, utilizzate 0 volte;
  • zuppa di miso, utilizzata 0 volte;
  • wasabi, utilizzata 0 volte.

Chiudo qua l’elenco, ci sarebbero un altro paio di cosette orientaleggianti, ma ve le risparmio. Non c’è bisogno quindi che vi spieghi il perché del piatto in fotografia vero? Tra un po’ ci verranno gli occhi a mandorla, ma va bene così, tanto è tutto talmente buono!
E, visto che ci siamo, e senza retorica, un pensiero al popolo giapponese e una speranza che tutto ciò che accade finisca al più presto!

Udon di grano con maiale caramellato (da Elle à table mar-apr 2011)

udon di grano 200 gr
fettina di maiale 250 gr (2)
salsa di soia 2 cucchiai
miele 1 cucchiaio
succo di limone 1 cucchiaio
pomodorini ciliegia 10
sesamo
erba cipollina
olio evo
1 spicchio d’aglio
sale e pepe

Tagliare le fettine di maiale a strisce sottili. Metterle in una ciotola, condire con la salsa di soia, il miele e il limone, mescolare tutto con le mani e mettere in frigo coprendo la ciotola con la pellicola per mezz’ora. Lavare i pomodori, tagliarli in 4 parti e saltarli in padella con un filo d’olio e lo spicchio d’aglio per 5 minuti. Salare, pepare e tenere da parte in caldo.
Scolare i pezzetti di carne e saltarli in padella per 5 minuti con un cucchiaio d’olio, aggiungere la marinata e far ridurre (3 min.). Aggiungere una manciata di sesamo e tenere al caldo. Cuocere gli udon in acqua bollente per 3 minuti, scolare, aggiungere i pomodorini, mescolare, impiattare e disporre i pezzettini di carne. Completare con l’erba cipollina e servire.

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Una splendida giornata

mercoledì 6 aprile 2011

SIAMO APERTI!!! Dopo l’annunciato stop da esame, seguito da stop da preparazione compiti in classe (e relativa correzione!), ecco a voi il post dedicato allo splendido evento organizzato da Saretta a Lucy per la premiazione del contest “Finger food” lo scorso 26 marzo presso il Lombradi Store (=il paradiso dei cucinatori!) a Viareggio. Probabilmente lo avete già letto dalle padrone di casa, ma volevo comunque condividere il mio personale punto di vista di questo pomeriggio bellissimo! Alle 14.30 Saretta e Lucy hanno accolto me, Greta, Nanni e Viola e dopo le presentazioni, i saluti, la presentazione delle ricette e la ripartizione dei compiti tutti con le mani in pasta per preparare 4 manicaretti gustosissimi, ognuno accompaganto dai fantastici cocktails della Lucy (e da un suo finger a sorpresa!).

 

Raramente mi era capitato di sentirmi tanto a mio agio con persone che non conoscevo, ma fare qualcosa spinti da una passsione comune ha davvero un potere eccezionale! Ringrazio di cuore Sara e Lucy per aver avuto questa idea, i proprietari e lo staff del Lombardi store per la splendida accoglienza (e il premio, ovviamente!) e spero davvero di poter rivivere un’esperienza come questa!

 

Visto che c’eravamo e che arrivavamo da lontano ne abbiamo approfittato per un giretto nei dintorni l’indomani con tappa a Lucca e Pisa di cui vorrei lasciarvi qualche immagine, ma fino a quando organizzo anche quelle foto rischio di non pubblicarlo più ‘sto post! Passiamo quindi alle “cose serie”! Perché non penserete mica che dopo questo lungo foto racconto  vi lasci senza nemmeno una ricettina? Ovviamente si tratta di una specialità tipica toscana, di cui non ho potuto fare scorta come avrei voluto per le restrizioni sul bagaglio aereo e quindi mi è toccato farli da me (con rivisitazione personale!) …i cantucci!!!

Cantucci alle nocciole e albicocche secche

farina 550 gr
zucchero 200 gr
burro 100 gr
uova 4
nocciole di Giffoni 100 gr
albicocche secche 100 gr
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito per dolci

Setacciare la farina con il lievito. Formare una fonatana sul piano di lavoro e unire lo zucchero, il burro morbido a pezzetti, le uova, il sale, le nocciole intere e le albicocche tagliate a pezzi. Impastare fino a che il composto risulta compatto ma morbido (aggiungere altra farina nel caso in cui risultasse troppo appiccicoso, dipende dalla grandezza delle uova). Dividere l’impasto in tre parti e realizzare 3 filoncini di 3 cm di diametro (non di più perché lieviteranno in cottura). Mettere i filoncini ben distanziati in una leccarda rivestita di carta forno, appiattirli e cuocerli in forno preriscladato a 180° per 15-17 minuti. Tagliarli a fette diagonali, rimetterli in forno per 10-12 minuti, rigirandoli a metà cottura. Servirli con un vino liquoroso (data la presenza delle albicocche ho abbinato una Malvasia e ci stava proprio bene!).

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