Tranquilli, non ho strappato via un paio di pagine dal calendario, semplicemente ieri si è conclusa la mia esperienza nell’istituto alberghiero (di cui vi avevo parlato qualche post fa che è stata la ragione per cui negli ultimi tempi ho potuto frequentare poco sia il mio che gli altri blog!). Questi mesi sono davvero volati e piacevolmente anche perché, voglio dire, facendo l’insegnante si può immaginare un’ambiente lavorativo più adatto a me? Come direbbe la Ventura mi sentivo un limone tra la cozze! Pur non avendo potuto frequentare le cucine come avrei voluto per un po’ di spionaggio autorizzato, in molte delle lezioni si è parlato tanto di cucina, francese ovviamente, e ogni giorno tornavo a casa con una incredibile voglia di cucinare, ma sempre pochissimo tempo per farlo!
In uno dei giorni che l’acquolina aveva superato i limiti di guardia dopo 2 ore passate a spiegare la Bretagna, ho fatto una spedizione all’Auchan per recuperare il burro salato d’Isigny e ho preparato questo far breton che è uno dei dolci più semplici e veloci da realizzare, ma anche uno dei più buoni, secondo me! Inoltre nel mio caso è anche una ricettina della memoria… infatti quando lo preparo riesco a ricreare in casa mia quello splendido profumo di burro che si sprigiona dalle patisseries, uno dei negozi da me più frequentati quando vivevo in Francia (lacrimuccia!). Ammetto senza vergogna che penso non ci sia niente di meglio del profumo del burro, è proprio un’aroma che riconcilia con il mondo, che ti fa pensare solo a cose belle, non lo pensate anche voi? (ho esagerato un tantino?!!:))).
Come per molti di questi dolci tradizionali esistono diverse ricette con alcune varianti nel procedimento (abbiamo fatto anche la ricerca in classe!), le due versioni che uso io sono quella di Christophe Felder (quando voglio una dolce più morbido) e di Sigrid (più compatto). Quella che vedete qui (tu m’excuseras, Christophe?) è la mia preferita, tratta da Il libro del cavolo.
Far breton
latte intero 1 l
1 baccello di vaniglia o 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
farina 300 gr
uova grandi 4
zucchero 200 gr
rhum 2 cucchiai
prugne secche denocciolate 15-20
burro salato 40 gr
Imburrare (con il burro salato!) una teglia di 24-26 cm di diametro e disporre le prugne sul fondo. Preriscaldare il forno a 200°.
Mettere il latte in una casseruola e scaldarlo con il baccello di vaniglia o l’estratto. Intanto sbattere le uova con lo zucchero e il rhum. Prima che il latte arrivi a bollore aggiungere la farina setacciata e mescolare con una frusta, a fuoco basso, per 5 minuti fino a che comincia ad addensarsi. Unire alle uova e mescolare energicamente per evitare la formazione di grumi. Versare delicatamente nella teglia cercando di evitare lo spostamento delle prugne, distribuire il burro sulla superficie ed infornare per una 50ina di minuti. Gustare freddo.
nota: il dolce tanderà a gonfiarsi in cottura e a brunire quasi subito, non temete perché rimarrà comunque soffice e poi si assesterà formando quel tipico bordino.
SIAMO APERTI!!! Dopo l’annunciato stop da esame, seguito da stop da preparazione compiti in classe (e relativa correzione!), ecco a voi il post dedicato allo splendido evento organizzato da Saretta a Lucy per la premiazione del contest “Finger food” lo scorso 26 marzo presso il Lombradi Store (=il paradiso dei cucinatori!) a Viareggio. Probabilmente lo avete già letto dalle padrone di casa, ma volevo comunque condividere il mio personale punto di vista di questo pomeriggio bellissimo! Alle 14.30 Saretta e Lucy hanno accolto me, Greta, Nanni e Viola e dopo le presentazioni, i saluti, la presentazione delle ricette e la ripartizione dei compiti tutti con le mani in pasta per preparare 4 manicaretti gustosissimi, ognuno accompaganto dai fantastici cocktails della Lucy (e da un suo finger a sorpresa!).
Raramente mi era capitato di sentirmi tanto a mio agio con persone che non conoscevo, ma fare qualcosa spinti da una passsione comune ha davvero un potere eccezionale! Ringrazio di cuore Sara e Lucy per aver avuto questa idea, i proprietari e lo staff del Lombardi store per la splendida accoglienza (e il premio, ovviamente!) e spero davvero di poter rivivere un’esperienza come questa!
Visto che c’eravamo e che arrivavamo da lontano ne abbiamo approfittato per un giretto nei dintorni l’indomani con tappa a Lucca e Pisa di cui vorrei lasciarvi qualche immagine, ma fino a quando organizzo anche quelle foto rischio di non pubblicarlo più ‘sto post! Passiamo quindi alle “cose serie”! Perché non penserete mica che dopo questo lungo foto racconto vi lasci senza nemmeno una ricettina? Ovviamente si tratta di una specialità tipica toscana, di cui non ho potuto fare scorta come avrei voluto per le restrizioni sul bagaglio aereo e quindi mi è toccato farli da me (con rivisitazione personale!) …i cantucci!!!
Cantucci alle nocciole e albicocche secche
farina 550 gr
zucchero 200 gr
burro 100 gr
uova 4
nocciole di Giffoni 100 gr
albicocche secche 100 gr
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito per dolci
Setacciare la farina con il lievito. Formare una fonatana sul piano di lavoro e unire lo zucchero, il burro morbido a pezzetti, le uova, il sale, le nocciole intere e le albicocche tagliate a pezzi. Impastare fino a che il composto risulta compatto ma morbido (aggiungere altra farina nel caso in cui risultasse troppo appiccicoso, dipende dalla grandezza delle uova). Dividere l’impasto in tre parti e realizzare 3 filoncini di 3 cm di diametro (non di più perché lieviteranno in cottura). Mettere i filoncini ben distanziati in una leccarda rivestita di carta forno, appiattirli e cuocerli in forno preriscladato a 180° per 15-17 minuti. Tagliarli a fette diagonali, rimetterli in forno per 10-12 minuti, rigirandoli a metà cottura. Servirli con un vino liquoroso (data la presenza delle albicocche ho abbinato una Malvasia e ci stava proprio bene!).

Leggevo poco fa sul profilo di una mia amica su FB che in Sicilia (dove vive lei!) non conoscono le zeppole! Ma davvero, ho pensato io? Magari perché lì ci sono tanti ma tanti di quei buoni dolci che non hanno abbracciato questa tradizione per San Giuseppe! Io, invece, quest’anno ho voluto fare la persona seria e, anziché comprarne quantità industriali al bar, ho fatto la versione home made per il mio papà golosone, visto che oggi è la sua festa e non potevo fargli regalo più gradito (tant’è che mi ha consigliato di fare subito la foto del vassoio sapendo benissimo che non sarebbe durato a lungo! :)).
Qui si apre anche una antica querelle: c’è chi sostiene che la zeppola non è tale se non è fritta! In linea di principio direi che sono piuttosto d’accordo, non foss’altro che di quella versione se ne può (o meglio, si dovrebbe!) fare un consumo limitato. Per questa e per ragioni di tempo e di trasportabilità le mie sono al forno, in versione classica (crema e amarene) e siciliana (ricotta, pistacchi e arancia candita).
Enjoy!
Zeppole
per la pasta choux
farina 250 gr
burro 50 gr
zucchero 2 cucchiai
acqua 1/2 l
uova 4-5
Mettere l’acqua, il burro e lo zucchero in un pentolino, far sciogliere a fuoco dolce, aumantare la fiamma e quando raggiunge un leggero bollore versare la farina tutta insieme e mescolare fino a quando l’impasto comincia a staccarsi dalle pareti e spegnere. Fuori dal fuoco aggiungere le uova una per volta, amalgamando bene prima di aggiungere il successivo. L’imapsto dev’essere liscio ma non troppo morbido. Mettere l’impasto in un sac à poche con una bocchetta a stella e realizzare delle ciambelle.
Cuocere in forno a 180° per circa 1/2 ora.
Sfornare e far raffeddare completamente.
Preparare una crema pasticciera con 3 tuorli, 75 gr di farina, 75 gr di zucchero e 1/2 l di latte intero e farla addensare bene. Mescolare a 300 gr di ricotta di pecora 80 gr di zucchero, una manciata di pistacchi tritati e qualche scorzetta d’arancia candita.
Tagliare a metà le zeppole, condirle con le due creme e decorarle a piacere (su quelle alla crema è d’obbligo l’amarena sciroppata!)
Con questa ricetta partecipo al goloso contest di Dada “Cosa sforno oggi?”
Sarà capitato anche a voi (“di avere una musica in testa…” scusate, mi è venuta in mente la canzone!), volevo dire, sarà capitato anche a voi di pensare un certo giorno, ma come mai questa borsa pesa così tanto se ci dovrebbero essere solo quelle due cosette necessarie? (e questo vale anche per gli uomini! Tanto l’ho visto che anche voi avete di tutto nelle borse da lavoro e in quei borselli che vi hanno regalato per non dover più custodire il magico trio chiavi di casa-chiavi dell’auto-telefonino durante le uscite di coppia!). Spinta dal desiderio di scoprirlo ho messo in atto lo svuotamento con rigirata e tra 1000 scontrini, quaderni di appunti, il lucidalabbra che non trovavo e l’auricolare di un telefono che non funziona più, mi ha colpito un grazioso foglietto lilla ripiegato in quattro che conteneva una ricetta, o piuttosto una serie di ingredienti, perché in effetti mancavano le indicazioni per l’impasto, per i tempi e le temperature di cottura… Ad ogni modo non mi sembrava una cosa nuova,ma un elenco che avevo già letto più e più volte, ma dove??? Dopo lunga riflessione mi dico che non è poi così importante, che quello che è si capisce e porto il foglietto lì dove tengo tutti gli appunti, attaccati con i magneti al frigorifero… dove lo aspettava il suo gemello!!!
Risolto l’arcano, trattasi sicuramente di ricetta tramandata dalla madre, quindi probabilmente appunti presi in fretta tenendo una mano e un’occhio ai fornelli e gli altri due alla Prova del Cuoco! Non avevo mai realizzato un impasto che facesse da guscio ad un ripieno con lo yogurt e avevo proprio la curiosità di scoprirne la consistenza (anche se fonti certe mi comunicano che esiste una certe pasta frolla “cotta e mangiata” che si fa con lo yogurt!). Ad ogni modo ecco qui il risultato dell’esperimento, un dolce dal sapore semplice e soffice.
Torta di mele trovata per caso
farina 00 450 gr
burro ammorbidito 150 gr
zucchero 100 gr
yogurt bianco 125 gr
uova 1
buccia d’arancia grattuggiata
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
per il ripieno
4 mele (ho usato le golden)
zucchero di canna 100 gr
cannella
anice stellato
il succo di un’arancia
arancia candita
Lavare e sbucciare le mele e tagliarle in pezzi piccoli. Bagnarle con il succo dell’arancia, unire lo zucchero, un cucchiaino di cannella e l’anice.
Formare una fonatana con la farina setacciata con il lievito, lo zucchero, il sale e la buccia d’arancia grattuggiata. Unire il burro morbido e cominciare a sabbiare. Aggiungere l’uovo e lo yogurt e lavorare fino ad ottenere un impasto liscio. Dividerlo in due parti e stenderlo in due dischi, uno leggermente più grande dell’altro. Adagiare il priamo disco in una teglia imburrata e bucherellare il fondo. Eliminare l’anice dalle mele e scolarle dal succo d’arancia. Metterle nella telia e aggiungere qualche pezzetto di arancia candita. Coprire con il secondo disco, pratiacre dei tagli e decorare con l’impasto rimasto. Cuocere a 180° per 30 minuti circa.
Ebbene, con oggi terminano i giorni di Carnevale. A dire la verità è già da un po’ di anni non dò molta importanza e quasi non mi accorgo di questo periodo dell’anno se non fosse per i bimbi mascherati che passeggiano in centro di domenica. Si è capito già da queste poche parole che il carnevale non è tra le mia feste preferite? ;) Quando ero bambina non amavo molto essere mascherata con abiti che impedivano la possibilità di muoversi naturalmente e di giocare e durante l’adolescenza vedevo questo periodo come quello in cui si doveva fuggire davanti ad orde di ragazzini che volevano ricoprirti di schiuma come una torta di compleanno e finendo spesso con il dover tornare a casa a cambiarti da capo a piedi! (sono stati anni carichi di stress!!! :D).
Ma passiamo agli aspetti belli del carnevale: i dolci! Ecco, in questo campo mi rifacevo rispetto a quello che non mi piaceva! Quindi spazio a chiacchiere, castagnole, krapfen e, soprattutto, le mitiche ciambelline(one, a me piace farle grandi!). Ogni anno aspettavo con gioia il momento in cui mia madre preparava queste squisitezze con noi che facevamo su e giù dalla cucina finendo mezzo vassoio ancor prima che arrivasse in tavola! Ed anche se non sono un’amante della frittura e dell’odorino che lascia non c’è martedì grasso senza ciambelle, anche a casa mia!
E visto che questa è una ricetta dolce, morbida e coccolosa e che ancora oggi mi regala il sorriso non posso non dedicarla a Caris e alla sua splendida iniziativa a favore della fondazione Santa Lucia di Roma.
Ciambelle di Carnevale
per 25 ciambelle ca
farina 00 600 gr
patate lesse 500 gr
uova 2
lievito di birra 30 gr
3 cucchiai di zucchero
3 cucchiai d’olio
Sciogliere il lievito di birra con poco latte tipepido e un cucchiaio di zucchero e lasciar riposare per qualche minuto. Formare una fontana con la farina e mettere al centro le patate precedentemente schiacciate, lo zucchero restante, l’olio, le uova e, per finire il lievito. Impastare gli ingredienti fino a quando l’impasto è liscio ed elastico (sarà un po’ appiccicoso, se lo è troppo aggiungere pochissima farina). Tagliare l’impasto a pezzi e formare delle ciambelle. Infarinare il piano di lavoro e lasciarle lieviare per 1 ora e mezza coperte da un canovaccio. Trascorso questo tempo staccarle delicatamente e friggerle in abbontante olio a 160° girandole per farle dorare uniformemente da entrambi i lati. Scolarle con una schiumarola su un vassoio coperto con carta assorbente e rigirarle nello zucchero semolato. Gustare tiepide (se ci arrivano!) e accompagnare eventualmente con crema o confetture.
note: è possibile/consigliabile aggiungere qualche aroma allo zucchero e seconda dei gusti. Mie preferenze: cannella, buccia di limone o arancia grattuggiata finissima, semini di vaniglia…
È meglio realizzare delle ciambelle piuttosto larghe altrimenti, dopo la lievitazione, non tutte “usciranno col buco”!!!















gli gnocchi di semolino
fino al 7 maggio
fino al 30 aprile
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fino al 18 maggio


Dicono…