Dalla dispensa

mercoledì 13 aprile 2011

Su Elle à table c’è una rubrica dal titolo La cuisine du placard e ogni volta che sfoglio quelle pagine mi viene sempre in mente che ho una dispensa che trabocca e che la frase che dico più spesso è “non c’è niente da mangiare!”. Al fine di evitare questa contraddizione sono partita in esplorazione. E che cosa ho trovato? Una quantità di ingredienti della cuina giapponese acquistati quando mi capitavano a tiro e lasciati lì, in attesa di ispirazione, credo, o, e sarebbe moooolto peggio, dimenticati! (5 minuti di vergogna!).

Elenco degli ingredienti della cucina giapponese presenti nella mia dispensa:

  • té matcha 300 gr (per il quale avevo rotto le scatole ai miei cognati che all’epoca vivevano a Roma perchè andassero a comprarlo in un emporio coreano di cui non ricordo più in che modo avevo appreso l’esistenza!), utilizzato 0 volte;
  • udon di riso 250 gr, utilizzati 0 volte;
  • udon di grano 450 gr, utilizzati 1 volta (questa!!!);
  • soba 250 gr, utilizzati 0 volte;
  • ramen 200 gr, utilizzati 0 volte;
  • salsa di soia 150 ml, utilizzata 3 volte;
  • mirin (acquisato al barile, questo me lo ricordo!), 250 ml, utilizzato 1 volta;
  • sakè 150 ml, utilizzato 1 volta;
  • bustine di brodo dashi, utilizzate 0 volte;
  • zuppa di miso, utilizzata 0 volte;
  • wasabi, utilizzata 0 volte.

Chiudo qua l’elenco, ci sarebbero un altro paio di cosette orientaleggianti, ma ve le risparmio. Non c’è bisogno quindi che vi spieghi il perché del piatto in fotografia vero? Tra un po’ ci verranno gli occhi a mandorla, ma va bene così, tanto è tutto talmente buono!
E, visto che ci siamo, e senza retorica, un pensiero al popolo giapponese e una speranza che tutto ciò che accade finisca al più presto!

Udon di grano con maiale caramellato (da Elle à table mar-apr 2011)

udon di grano 200 gr
fettina di maiale 250 gr (2)
salsa di soia 2 cucchiai
miele 1 cucchiaio
succo di limone 1 cucchiaio
pomodorini ciliegia 10
sesamo
erba cipollina
olio evo
1 spicchio d’aglio
sale e pepe

Tagliare le fettine di maiale a strisce sottili. Metterle in una ciotola, condire con la salsa di soia, il miele e il limone, mescolare tutto con le mani e mettere in frigo coprendo la ciotola con la pellicola per mezz’ora. Lavare i pomodori, tagliarli in 4 parti e saltarli in padella con un filo d’olio e lo spicchio d’aglio per 5 minuti. Salare, pepare e tenere da parte in caldo.
Scolare i pezzetti di carne e saltarli in padella per 5 minuti con un cucchiaio d’olio, aggiungere la marinata e far ridurre (3 min.). Aggiungere una manciata di sesamo e tenere al caldo. Cuocere gli udon in acqua bollente per 3 minuti, scolare, aggiungere i pomodorini, mescolare, impiattare e disporre i pezzettini di carne. Completare con l’erba cipollina e servire.

Archivio:  

” The term comfort food  refers to foods consumed to achieve some level of improved emotional status, whether to relieve negative psychological affect or to increase positive. More generally, comfort food can be defined as food that brings some form or measure of comfort, sense of well-being, or easy satisfaction. Such food choices may consist of the simple and familiar. Dishes may be warm and filling such as a dish made with a staple food, or basically pleasing such as sweets or desserts. Some definitions suggest that home-prepared dishes are most typical. Americans tend to select prepared foods and fast food for comfort uses, with ice cream, potato chips and chocolate ranking near the top. However, the term is meaningful not as a list of particular items, which will vary considerably from individual to individual, as well as culturally and by situation and emotional trigger, but as a psychological category of behavior.”

Così recita Wikipedia… Per i non amanti della lingua inglese (io! io! io! con tutto il rispetto, non è colpa della lingua, ma della mia odissea scolastica!) riassumo brevemente quanto ho sottolineato. Quindi, qua dice che il “comfort food”  sono i cibi che scegliamo di mangiare per migliorare il proprio stato emotivo, quelli che provocano un senso di benessere e di soddisfazione, con particolare riferimento ai piatti tipici di casa! Insomma, per farla breve, quello che ci ridona il buonumore! Ai primi posti di questa classifica per gli americani (ma non solo per loro!) ci sono gelato, cioccolato, patatine fritte… e dagli torto! Personalmente concordo appieno sul gelato, ma al primissimo posto delle MIA classifica ci sono i mitici bucatini al forno della mamma! Normalmente questo sarebbe un piatto da fare in estate, quando i pomodori sono “al massimo della forma” , ma visto che io proprio non ne posso limitare il consumo ai mesi estivi, ho trovato che vengano buonissimi anche con i  pomodorini in lattina!
Realizzando questa ricetta, e pensando alle prime volte che l’ho fatta da me, mi sono venuti in mente gli anni da studentessa fuori sede (ieri erano giusto 9 anni dalla laurea! snif snif…momento di commozione!)  e di conseguenza questo simpaticissimo contest ideato da Cleare in collaborazione con pasta Garofalo, un contest perfettamente in linea con lo spirito del suo blog, quello di realizzare ricette semplici e veloci i cui ingredienti siano reperibili nella dispensa e nei frigoriferi spesso desolati degli studenti!

 

Pasta Garofalo + IlPomodoRosso =
In realtà, per me che studiavo abbastanza vicina a casa, questa situazione si proponeva negli ultimi giorni della settimana perché fino al mercoledì riuscivamo a sopravvivere con quanto le varie mamme ci davano di già pronto da riscaldare (diciamo che i 4 salti in padella lo hanno inventato loro!!!) e spesso nel we si tornava a casa a fare rifornimento!
La vita da studentessa è stata fondamentale per la nascita del mio amore per la cucina, sono di quell’epoca le prime riviste tutte spiegazzate che ancora conservo con tanto di post-it con le osservazioni dopo i primi tentativi… Le mie coinquiline (tante, ho cambiato 5 appartamenti prima di giungere al mio splendido monolocale da lavoratrice!) hanno sempre apprezzato questo mio hobby e questa pasta, assieme alla parmigiana di melanzane che facevo quando ero davvero in vena e alla torta al limone, era la loro preferita! Le avevano dato il nome di ”pasta del giovedì” (vedi sopra!) e io posto oggi la ricetta così avete un paio di giorni per pensarci e potrete farla anche voi!

Gli ingredienti:

bucatini Garofalo n° 14 400 gr
1 lattina di pomodorini
3 fette di pane raffermo
1/2 spicchio d’aglio
parmigiano qb
pepe
basilico

Scolare i pomodorini dal liquido di conserva e tenerlo da parte. Tagliare a metà i pomodorini. In una ciotola unire la mollica di pane tritata grossolanamente, l’aglio tritato, il formaggio grattuggiato, un paio di foglie di basilico tritate, una spolverata di pepe. Intanto cuocere la pasta scolandola un minuto prima del punto di dente. Rimetterla nella pentola e aggiungere il liquido di conserva dei pomodorini, un filo d’olio evo e 2 cucchiai del trito aromatico preparato. Ungere il fondo di una pirofila con un cucchiaio di olio evo, aggiungere la metà della pasta, condire con il trito, la metà dei pomodorini e ancora un filo d’olio. Fare lo stesso con gli ingredienti rimasti, terminando con il trito e un filo d’olio. Porre in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti, fino a quando la superficie è gratinata. Servire tiepido. Ottima anche riscaldata (ma anche no!) il giorno successivo (infatti adesso la preparo sempre per quando rincaso troppo tardi dal lavoro per mettermi ai fornelli!).

 

Archivio:  

Il piatto del dì di festa…in anticipo!

domenica 13 febbraio 2011

Io: Mamma, ti ricordi di quella pentola di cui ti ho parlato, la cocotte?
La madre: Ancora con ‘sta cocotte?!!
Io: No, c’è una…gara (non ho osato dirle giveaway!)…in internet, insomma, si può vincere!
La madre: Devi cucinare qualcosa?
Io: Sì, un piatto che abbia bisogno di quella pentola, qualcosa che si cuocia lentamente.
La madre: E a che hai pensato?
Io: Volevo cucinare qualcosa di tipico, di “nostro”, se ci fossero già i cardoncelli (non i funghi, ma quelli della foto sotto!)  farei il brodetto!
La madre: E ci sono già, qui, quelli piccoli, spontanei, li ho visti ieri alla piazzetta (dove ci sono le bancarelle della frutta).
Io: …
La madre: Te li compro?
Io: …
La madre: Vabbè dai, domenica lo facciamo insieme!

Questa piccola premessa sottolineare quanto le mamme siano insostituibili e quanto la mia abbia preso sul serio questa mia cosa del blog!
Il piatto in questione è tipico di Pasqua dalle mie parti, si tratta di uno spezzatino di agnello a cui si unisce questa verdura che credo sia il fratellino tenero dei cardi, perché il gusto è abbastanza simile e anche l’aspetto, almeno per quanto riguarda quelli coltivati che si vendono nel periodo pasquale, che sono solo più sottili dei cardi tradizionali (nonché il nome che magari è la cosa più evidente, no?). In alternativa (per chi non dovesser riuscire a trovare questo tipo di verdura o non l’amasse particolarmente) si possono usare=c’è chi usa gli asparagi o anche i piselli (ma io mai provato!).
Ad ogni modo, siccome nessuna donna appassionata di cucina/foodblogger può sopravvivere senza la mitica pentola di ghisa di Le Creuset :)) (giusto???) questo piatto pasquale in anticipo, favorito dalla bella aria primaverile di oggi, è dedicato all’appetitoso giveaway di Sigrid.

 
Brodetto di agnello con cardoncelli (per 4-5 persone)

bocconcini di agnello (o parte superiore della spalla) 500 gr
cardoncelli 500 gr puliti (prima i miei erano 900 gr)
1 barattolo di pomodori pelati (facoltativo)
ricotta vaccina 150 gr
uova 2
pecorino 50 gr
olio evo
1 spicchio d’aglio
½ bicchiere di vino bianco
prezzemolo
sale e pepe qb

Lavare e mondare i cardoncelli. Cuocerli in acqua bollente salata per qualche minuto, scolarli e passarli in una ciotola con acqua e ghiaccio per preservarne il colore. In una pentola capiente scaldare 5 cucchiai d’olio con uno spicchio d’aglio schiacciato, unire i bocconcini di agnello e rosolare su tutti i lati a fuoco vivace. Sfumare con il vino, unire i pelati, qualche foglia di prezzemolo tritato, salare e pepare. Abbassare la fiamma e cuocere a fuoco dolce per 1 ora ½. Controllare di tanto in tanto la cottura e aggiungere poca acqua se occorre. Trascorso questo tempo togliere la carne dalla pentola e conservare al caldo, unire i cardoncelli sbollentati e far riprendere il bollore. Cuocere per una 10ina di minuti e intanto mescolare la ricotta con le uova e il formaggio, girando bene per ottenere un composto fluido. Unire ai cardoncelli e mescolare per far addensare. Aggiungere la carne e cuocere ancora per 10 minuti. Gustare tiepido.

 

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I fantastici 3

mercoledì 19 gennaio 2011

Ma non erano 4? Se ci riferiamo ai super eroi sì, ma io qui faccio riferimento a 3 fantastici ingredienti, che già mi piacciono singolarmente, ancor di più se li ritrovo associati in qualunque ricetta.
Infatti, questa pasta gustosa e non propriamente leggera è stata ispirata da un post di qualche giorno fa di Babs, ho letto della sua gustosa insalata e mi sono detta: radicchio “ce l’ho”, speck “ce’ho”, accompagnamenti dettati dal gusto e dalla fantasia “presenti”, fame “ce l’ho”! …ops, l’ultima voce non rientrava nella lista delle cose necessarie al rifacimento della ricetta! Ho trovato presto un modo per associare questi ingredienti in altro modo, al fine di realizzare un piatto unico un po’ più sostanzioso e che si potesse preparare in anticipo, così da non assaltare il frigo quando esco da scuola all’ultima ora e non ho nulla di pronto! La ricetta viene da una rivista di qualche anno fa, non so più quale perché ho solo il foglio strappato e spiegazzato, ma ormai non la guardo neanche più, non so se fosse questo il procedimento originale, in ogni caso funziona!

Pasta gratinata con radicchio, speck e scamorza affumicata

radicchio 1 cespo
speck una fetta da 100 gr
scamorza affumicata 100 gr
mezzi rigatoni o altro formato simile 350 gr
besciamella
parmigiano q.b
vino rosso ½ bicchiere
1/2 cipolla

Lavare le foglie di radicchio, asciugarle e tagliarle a listarelle. Far appassire in una capace padella la cipolla tritata con un filo d’olio, aggiungere il radicchio, farlo saltare mescolando per un paio di minuti, aggiungere il vino, coprire e continuare la cottura a fuoco dolce per una 10ina di minuti, mescolando di tanto in tanto.
Preparare la besciamella con 20 gr di burro, 20 gr di farina e 400 ml di latte.
Portare a bollore l’acqua e cuocere la pasta al dente. Intanto tagliare la scamorza a fette sottili (per facilitare l’operazione la tengo per qualche minuto in freezer), tagliare a listarelle la fetta di speck e grattugiare il parmigiano.
Quando la pasta e pronta scolarla, rimetterla nella pentola e condirla con tutto il radicchio, 2 cucchiai di grana e 2 cucchiai di besciamella. Mettere un filo d’olio sul fondo di una pirofila e formare uno strato di pasta, aggiungere una metà dei pezzettini di speck, il parmigiano, adagiare delle fette di scamorza e completare con un velo di besciamella. Continuare fino ad esaurimento degli ingredienti terminando con una abbondante spolverata di parmigiano e fette di scamorza. Infornare a 180° per 12-15 minuti, giusto il tempo di far sciogliere i formaggi. Servire caldo.

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Lui&Lei

lunedì 17 gennaio 2011

 

Avete presente quelle coppie di asciugameni su cui c’è ricamato “lui/lei”, o le tazzine per il tête à tête? E a queste che ho pensato mentre facevo questa pizza. Perché si dà il caso, ma mi sa che già l’ho detto qualche volta, che io e mio marito non abbiamo le stesse preferenze in campo formaggioso. Questo perché a me piacciono tutti, indistintamente (tranne la mozzarella quando è un po’ molle, forse!), mentre a lui…be’ non ho capito ancora bene quali apprezzi, fatto sta che nè il brie, e men che mai il gorgonzola che condiscono il mio lato della pizza, sono tra i “papabili”. Mi rendo conto che l’idea non è il massimo dell’originalità (ne ho mangiate di pizze magnum a gusti diversi!!!), ma volevo suggerirvi comunque questi condimenti che ho particolarmente apprezzato e lasciarvi la ricetta della focaccia pugliese!

Pizza/Focaccia integrale

farina 00 250 gr
farina integrale 250 gr
acqua 300 ml ca
1 cucchiaio di olio evo
1 cucchiaio di sale
lievito di birra 25 gr
1 cucchiaino di zucchero

 

Sciogliere il lievito con un po’ d’acqua e lo zucchero e far riposare per qualche minuto. Disporre le farine a fontana, formare su un lato un buchetto e metterci il sale (la casetta del sale, com la chiama Anna Moroni!) mettere al centro l’olio e il lievito  e cominciare ad impastare aggiungendo man mano l’acqua. (come al solito, a seconda della capacità di assorbimento della farina, la quantità di acqua potrebbe leggermente variare). Lavorare fino ad ottenere un impasto liscio e abbastanza morbido, fare un taglio a croce e lasciar lievitare fino al raddoppio del volume coperto con un canovaccio umido. (1,5 h circa, io lascio l’impasto nel forno spento).
p.s. ça va sans dire che io metto tutto nella planetaria velocità 1 per qualche minuto! :))

Riprendere l’impasto, stenderlo in una teglia o in una leccarda da forno (dipende dallo spessore desiderato, si può ottenere una focaccia abbastanza sottile come nel mio caso o 4 pizze regolari), condire con olio evo, sale e pomodorini e mettere in forno a 230° per 15 minuti. Aggiungere in uno dei quarti con i pomodorini del gorgonzola tagliato a dadini, sull’altro quatro  zucchine grigliate e sull’ultimo zucchine grigliate e brie. Infornare ancora per un paio di minuti per far sciogliere appena i formaggi, sfornare ed aggiungere la rucola condita con poco olio sulla metà con i pomodorini e la bresaola sull’altra metà, aggiungendo anche scaglie di grana sul quarto senza formaggio. Dividere rigorosamente le parti e gustare calda.

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