“Rituale della niçoise domani. Orrore, orrore, orrore…”
Così commenta una sconsolata Julie Powell (che intanto si consola preparando una bella torta al cioccolato!!!) il pranzo che l’attende il giorno seguente con le sue orribili (per davvero) amiche in carriera durante il quale tutte e quattro ordinano la stessa insalata, ognuna eliminandone un ingrediente! Ed ecco che avremo, nell’ordine: “una niçoise senza acciughe, una niçoise senza tonno, una niçoise senza crostini e una niçoise senza uova”.
Così, dopo la tre giorni di estasi culinaria (a cura della mamma!), un pasto semplice, veloce e saporito anche per partecipare al contest di Sara di Cook and the city, Ricette da Oscar.

A dire il vero il progetto era un altro ma l’ingrediente “segreto” che serviva per realizzare la ricetta prevista non è arrivato in tempo (ebay, proprio stavolta mi dovevi tradire?) e quindi niente puerco pibil da “C’era una volta in Messico” (Robert Rodriguez, USA, 2002), il piatto talmente buono da spingere l’agente della CIA interpretato da Johnny Depp (buon motivo, a mio parere, per vedere il film, o almeno i primi ¾!) a uccidere il cuoco!
E quindi, in extremis, ricorro anch’io al film ormai quasi cult per i foodblogger, ossia “Julie & Julia” (Nora Ephron, USA, 2009). Ormai credo in tanti l’abbiano visto e si siano fatti venire l’acquolina con i piatti squisiti della tradizione francese del libro Masterizing the art of the French cooking di Julia Child rifatti uno per uno (524 ricette in 365 giorni!!!) dall’altra protagonista, la giovane Julie Powell, che sfoga in cucina le frustrazioni della propria carriera. E come non darle ragione quando dice che “dopo una giornata in cui niente è sicuro, e quando dico niente voglio dire n i e n t e, una torna a casa e sa con certezza che aggiungendo al cioccolato rossi d’uovo, zucchero e latte l’impasto si addensa: è un tale conforto!”.
Tra l’altro il suo blog, scritto tra il 25 agosto 2002 e il 13 agosto 2004, si può ancora leggere per intero qui, ed è un vero peccato che non abbia riportato anche qualche ricetta o qualche foto!
Il pranzo con le amiche avviene prima della nascita del blog, e quindi la ricetta non è quella di Julia Child (che pure ha rifatto, il 27 settembre 2002, per l’esattezza!) ma mi ha fatto sorridere questa scena in cui si sottopone ad un rituale che evidentemente non le appartiene adattandosi anche alle preferenze culinarie altrui! Ecco a voi l’elenco degli ingredienti:
Salade niçoise
patate novelle
lattuga
pomodorini ciliegia
olive nere
fagiolini (se è stagione)
acciughe
tonno
uova sode
crostini di pane (ho usato pane alle olive, per restare in tema mediterraneo!)
per la vinaigrette
senape di Digione (all’antica, quella con i semini) 1 cucchiaio
aceto di vino bianco 2 cucchiai
il succo di un limone
olio evo qb
Lavare la lattuga e i pomodorini. Lessare le patate e sbucciarle ancora calde, intanto cuocere le uova. Preparare la vinaigrette mescolando gli ingredienti con una frusta. Adagiare le foglie di insalata sul fondo del piatto e aggiungere gli altri ingredienti. Condire con l’emulsione preparata e gustare!
Ieri sera, proponendo l’ennesimo piatto a base di carboidrati per cena, pensavo: ma da quant’è che non si mangiano secondi in questa casa? Be’, il fatto che non lo ricordassi non deponeva bene, quindi stamattina mi sono svegliata con la ferrea intenzione di cucinare del pesce, e più precisamente del filetto di salmone perché c’era una ricetta “natalizia” che volevo provare e che ero certa si trovasse sull’enciclopedia della cucina nel volume “Europa”. E invece, leggi e rileggi l’indice, sfoglia per guardare le foto (magari ricordavo male il nome!)…niente! Ma sì, era sul uno di quei vecchi “io cucino”, anzi no, sul numero monotematico di Cucina Moderna…l’unico ricordo certo era una fotografia in formato grande e piuttosto eterea…
E quando, dopo aver sfogliato tanto mi convinco a cercare in rete ecco che la trovo (nella memoria!) e grido (ma per davvero!!! :D ) Sale & Pepe, Sale & Pepe di dicembre!!! (2009, n.d.r.).
Mi era piaciuto molto questo servizio dedicato ai piatti tipici dei pranzi natalizi in giro per il mondo e alle relative tradizioni. Si racconta che in Svezia (da dove proviene questo piatto) le celebrazioni di fine anno cominciano il 13 dicembre, giorno di santa Lucia, quando i bambini si vestono con tuniche bianche e intonano i cori natalizi illuminando le notti con corone di candele accese. Si può immaginare qualcosa di più suggestivo? A volte mi piacerebbe che anche qui da noi lo spirito del Natale fosse un po’ più tradizionale e meno legato alle compere sfrenate di questi gironi, accompagnate da tanta frenesia e relativo nervosismo. L’articolo aggiunge anche cheil banchetto della vigilia è a base di piatti semplici e che si apparecchia un posto in più riservato ai passanti bisognosi a cui si lascia la porta aperta per tutta la notte. Ve lo immaginate? Noi stiamo barricati in casa per sfuggire ai botti volanti piuttosto! Scusate la lunga parentesi e i commenti, arriviamo al dunque…
Eccolo qui il Laxpudding, che, per essere ancora più in tema, ho preparato con il celebre Laxfilé dell’Ikea!
Laxpudding
salmone 400 gr
patate 700 gr
uova 2
panna fresca 100 ml
latte 100 ml
cipolle bionde 2
aneto (io ho usato il finocchietto)
sale e pepe
Lavare le patate, sbucciarle e tagliarle sottilissime con la mandolina. Metterle in una pentola con acqua fredda salata, portare a ebollizione e cuocere per 5 minuti. Scolarle con una schiumarola e lasciarle raffreddare. Intanto stufare le cipolle, anch’esse tagliate sottilissime in poco olio per una 10ina di minuti. In una ciotola sbattere le uova con la panna e il latte, salare e pepare.
Imburrare una (o più, io ho fatto porzioni individuali) terrina, disporre le fette di patate sovrapponendole per formare uno strato abbastanza alto, proseguire con le cipolle e il salmone e continuare fino ad esaurimento degli ingredienti, terminando con le patate. Versare il composto di uova, panna e latte nella terrina e mettere in forno preriscaldato a 200° per 50 minuti, coprendo se scurisce troppo. Sfornare e servire tiepido.
Nota: per ottenere delle fettine di salmone belle sottili tagliare i filetti con un coltello affilato con lama liscia quando sono ancora un po’ congelati, di solito quando voglio ottenere fette sottili di qualcosa gli faccio fare un giretto in freezer, in questo caso sono stata facilitata!
E infine, visto che più svedese di così non si può e che anch’io ho viaggiato controcorrente alla ricerca della ricetta non posso non partecipare al contest di Alessandro di La renna in cucina!
che non tramonta mai, bisogna aggiungerlo no? se non che io questo classico qua lo avevo mangiato una volta sola e preparato mai! La motivazione (leggasi scusa) ufficiale è che non ho la casseruola adatta per fare il pollo in casseruola ma, spinta dalla tentazione del bel contest di Ramona di Farina, lievito e fantasia, mi sono adoperata e, seppur con un’attrezzatura di fortuna qualcosa di buono ne è uscito, e sono stata davvero conquistata dalla semplicità e bontà di questo piatto. (e poi, come già sapete devo ampliare la categoria secondi del blog, ché mi tengono d’occhio! ;)).
Pollo alla cacciatora
1 pollo a pezzi (o anche solo delle cosce, come ho fatto io) sedano, carota, cipolla vino bianco rosmarino, salvia, timo 1/2 bicchiere di salsa di pomodoro funghi trifolati
Spolverare i pezzi di pollo nella farina e far rosolare nella casseruola con un filo d’olio. A parte soffriggere dolcemente il sedano con la carota e la cipolla in poco olio, aggiungere al pollo, sfumare con il vino binco e continuare la cottura per una decina di minuti. Aggiungere la salsa, le erbe (legate con spago da cuina, così poi si possono eliminare facilmente), i funghi e portare a cottura coperto (una 20ina di minuti, ma dipende anche dalle dimensioni del pollo e dalla quantità, a me sono bastati!). Servire caldo con il fondo di cottura e qualche bella fetta di pane perché servirà, credetemi!!!
Con questa ricetta partecipo al contest di Ramona ” Foodblogger ai fornelli”.
Anche se sono già passati due giorni voglio condividere quest’immagine che come ha detto “u’ professor’”, che viene dalla splendida Sicilia, riassume quella che è la cena della vigilia dell’Immacolata a Bari: panzerotti, rape stufate (alla brindisina) e immancabile birra Peroni! Il merito di cotanta bellezza e bontà non è mio ma della già nota Mariella, grande amica, ospite perfetta e ultimamente anche commentatrice (e incoraggiatrice, si può dire?) fedele del blog. Che questa volta ci ha anche stupiti con il panzerotto in versione integrale (in alto a sinistra), per accontentare i desideri di una donna in dolce attesa (cuore di mamma!!!).
Per chi di voi si chiedesse come si fanno le rape stufate alla brindisina vi dirò che vanno mondate, lavate e messe in pentola con olio, vino bianco e sale e cotte rigorosamente con il coperchio, mentre la versione barese non prevede il vino ma la cipolla.
Ma veniamo al mio contributo a questa cena. Dati gli impegni pomeridiani ho scelto di fare un dolcetto veloce veloce e ho ripiegato su questi cioccolatini che ho visto sull’ultimo numero di Sale&Pepe. Basta sciogliere del (buon) cioccolato fondente a bagno maria, formare dei dischetti di 4-5 cm di diametro su un foglio di carta forno (sulla rivista consigliano di mettere una placca da forno in freezer e formare su questa i dischetti, ma io l’ho fatto semplicemente sul ripiano della cuicna e si sono raffreddati ugualmente!) e mettere su ciascuno dei pezzi di frutta secca a scelta. Le mie versioni: arancia candita/noci/pistacchi, mango candito/cocco essiccato/datteri (e mix diversi di questi ingredienti, perché erano quelli che avevo in casa!).
e per finire un buon bicchierino di vino dolce liquoroso che sta tanto bene con la frutta secca (maestra di cucina docet!).
Che non vuol essere una minaccia, ma il mio modo di dire che da ora, e fino a quando il mercato ce lo permetterà, cucinerò cavoli in tutte le salse. Già perchè, nonostante le critiche dei nasi delicati, io adoro il suddetto ortaggio, di tutti i colori e davvero cucinato come la fantasia e la voglia del momento suggeriscono. Lo trovo poi talmente bello esteticamente, davvero un piccolo capolavoro, (domenica, sulla strada per Conversano, volevo far parcheggiare mio marito in una curva cieca per fotografarne un campo… ma abbiamo rimandato! :)).
Ovviamente non sarete vittime di tutti i miei cucinamenti in questo senso (anche perché ho come il sospetto che pasta e cavoli la sappiate fare un po’ tutti!), ma questa mademoiselle tatin ve la consiglio proprio. Viene anche lei dall’archivio di Cucina Moderna che ho rispolverato in questi giorni nel tentativo, ancora vano, di catalogare le riviste di cucina per stagione (dopo aver provato per titolo, per anno, per argomento… spero questa sia la sistemazione definitiva, non posso mica continuare a sfogare la mia frustrazione di non lavorare in una libreria/biblioteca cambiando di posto a tutti i libri e le riviste della casa!).
Tornando a noi questa è stata anche l’occasione per provare la pasta sfoglia rapida di Michel Roux, ve ne avevo già parlato qui di lui e del suo libro. Dice, cito alla lettera, che una volta provata “probabilmente farete sempre questa“. In effetti la preparazione è mooooolto più veloce di quella classica, si “gira” di meno e il gusto e la sfogliatura non sono niente male davvero! (ça va sans dire che potete usare quella pronta, ma io non ve l’ho detto, ok?).
Tarte tatin di cavolfiore e melanzane
per la pasta sfoglia rapida
farina 00 250 gr burro 250 grammi (a pezzetti, freddissimo) acqua 125 ml (ghiacciata) 1 cucchiaino di sale
(per chi intende rinunciare passare a leggere gli ingredienti qui sotto e poi direttamente al punto 2!)
per il ripieno
1 cavolfiore di media grandezza 1 melanzana grande scamorza affumicata sale e pepe qb
punto 1. Preparare la pasta sfoglia. Formare una fontana con la farina, mettere al centro il burro e cominciare ad impastare incorporando poco alla volta la farina. Quando ilcubetti di burro si saranno ridotti e il composto risulterà grumoso aggiungere poco alla volta l’acqua, impastando fino a quando si sarà assorbita e l’impasto risulterà liscio (a me è venuto un po’ appiccioso e ho aggiunto un po’ di farina). Avvolgere nella pellicola e lasciar riposare 20 minuti in frigo.
I primi 2 giri. Riprendere l’impasto e stendere la pasta in un rettangolo di 40×20 cm. Ripiegare in tre (estremità superiore verso il centro e sopra l’estremità inferiore) e girarlo di 90°. Stendere nuovamente l’impasto in una striscia della stesse dimensioni e ripiegarlo nuovamente in tre. Avvolgerlo nella pellicola e metter in frigo per 30 minuti.
I secondi (e ultimi) 2 giri Trascorso questo tempo ripetere esattamente l’operazione. Dopo questio ulteriori 2 giri la pasta è pronta. Farla riposare ancora 30 minuti in frigo prima di utilizzarla.
N.B. con queste dosi (la metà rispetto al libro) ho ottenuto 675 grammi di pasta sfoglia. Vi consiglio di tagliare la quantità che vi occorre e di conservare il resto (3 giorni in frigo 4 settimane max in freezer!)
punto 2. Tagliare il cavolfiore in cimette, lavarle e scottarle per 3 minuti in acqua bollente salata.Lavare e spuntare la melanzana, tagliarla a dadini piuttosto piccoli e saltarli in padella con 3 cucchiai d’olio e 1 spicchio d’aglio per 5-6 minuti. Aggiungere le cimette di cavolfiore e cuocere ancora per qualche minuto. Spegnere, salare e pepare.
Riprendere la pasta sfoglia (o srotolare quella pronta!) e stenderla in un disco di un 2-3 di mm di spessore.
Foderare una tortiera da 26-28 cm di diametro con carta da forno, disporvi le verdure, grattuggiare generosamente la scamorza affumicata e stendere sopra le verdure il disco di pasta sfoglia. Bucherellare con una forchetta e mettere nel forno già caldo a 200° per 25 minuti, fino a quando la superficie della pasta sia dorata.
Sfornare, far intiepidire e rovesciare su un piatto da portata. Servire tiepida.









gli gnocchi di semolino
fino al 7 maggio
fino al 30 aprile
fino al 14 maggio
fino al 14 maggio
fino al 15 maggio
fino al 18 maggio


Dicono…